Top model per un giorno

Il mio racconto della sfilata Bellezza Senza Confini.

Io non lo so dire che cosa è stato Bellezza senza Confini. Ci ho pensato e ripensato, ma parole che riassumano tutto non ce ne sono. È sembrato tutto un gioco bellissimo, ma tanto gioco poi non sembra più adesso.
Avete presente quando da bambini vi fanno la classica domanda: “cosa vuoi fare da grande?” Io avevo tante idee nella testa, mi immaginavo tutto, ma modella no. Perché la bellezza era un’altra cosa. Era Barbie. Un giorno una delle bambole si ruppe, aveva le giunture fuori uso e gli arti andavano per fatti loro. Le diedi un nome, invece di buttarla, e divenne la mia preferita. Si lo so, avevo chiari sintomi della sindrome da crocerossina, e per una donna non è un bene, ma questa è un’altra storia.
Dicevamo: maestra ok, modella away. Poi è arrivata Francesca, (Beyouty, ndr) e io ho cominciato a pensare che magari un po’ di sana autostima ci stava bene. E allora, perché per una sera non me la posso un po’ tirare? Nella mia testa era nato tutto così. Poi qualcuno mi ha detto: “Ma che hai bisogno di queste cose? A cosa ti serve l’estetica?”
Beh, forse non lo immaginate ma serve. Serve a ME. Serve guardarmi allo specchio e dire “Che carina che sono”. Serve a sorridere di più. Serve a volersi più bene.
Quindi, Bellezza senza Confini è stato questo: mostrare a chi non sa guardare oltre che se mi ci metto, ruote o no, posso mandare tutte le miss tacco 12 a casa di corsa.
Ho altre aspirazioni nella vita, ma ho giocato a fare la diva e mi sono lasciata coccolare un po’. Ho pasticciato con trucco e capelli, ma è stato un gioco. IO HO SCELTO DI METTERMI IN GIOCO, DECIDENDO ANCHE COME. Non a caso ho scelto di sfilare sola. Quindi che non si osi dire che io sia stata manipolata in quanto soggetto debole. Se ho fatto questo non è stato per vanità, né per narcisismo né per ostentazione. Io sono stata solo un mezzo: il mezzo per far capire a chi vede nella mia condizione un limite invalidante, che una persona disabile può scegliersi tutti i futuri che vuole, perché no, anche un futuro da modella.
Basta crederci. Perché chi ci crede è già bello. Lasciando perdere i confini: bello e basta.

Fotografia di Michele Petrone.

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